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Fioretti - 10 - La messa di Don Antonio

 

10 - LA MESSA DI DON ANTONIO

 

       Nei tempi passati, soprattutto nel’ultimo dopo guerra, i sacerdoti lottavano per sopravvivere. Non avevano risorse garantite. La vita era stentata anche per loro. Chi permetteva di vivere dignitosamente era la carità dei fedeli, che spesso si concretizzava nell’offerta per la messa. Era quella la forma comune che assicurava ai sacerdoti la possibilità di vivere. Se tanti sacerdoti nei tempo passati, anche a noi relativamente vicini, non riuscivano a sbarcare il lunario, vivevano una vita grama, sciatta e trasandata. Chi aveva i familiari si appoggiava a loro e insieme si andava avanti. Erano in soprannumero e questo a volte aggravava la situazione. I nostri nonno ne conoscono di questi sacerdoti anche a Vieste.

     Ai tempi di don Antonio, l’offerta della messa costituiva l’entrata più sicura e, se anche era misera come quantità, garantiva il vivere quotidiano. Non era raro imbattersi in sacerdoti assai poveri e bisognosi e perciò avidi e eccessivamente umani. Ma proprio perché poveri, suscitavano l’amore e la compassione dei fedeli. Don Antonio era povero per scelta. Per scelta portava abiti rattoppati e scarpe bucate. Il diario è pieno di riflessioni e spunti sulla povertà. “Il sacerdote o è povero o non è sacerdote”. La frase è una citazione di don Primo Mazzolari che  don Antonio ha fatto sua. “Quando desidererò denaro per star meglio, concluderò: Non sono più sacerdote” (25 gennaio 1949).  È una scelta spirituale per assomigliare a Gesù povero.  “La povertà, la sorella di Cristo, dal quale nemmeno sulla croce si è distaccato, dev’essere sentita da me” (!2 dicembre 1948). Povertà sì, ma spilorceria no: “Signore, no, non voglio essere avaro, spilorcio, poco generoso!” (12 dicembre 1948). “Signore, voglio essere povero domani! Senza le pretese dei miei. Signore, voglio avere le mani bucate ed un cuore grande verso il mio popolo, i miei poveri! Oh, quante sante trovate sa trovare la carità. Quante porte possiamo aprire con tale virtù che circonda di affetto smisurato le membra malate del Corpo Mistico di Cristo. La povertà devo farla mia. Devo fare di essa il mio programma di vita! Oh, potessi dire in tutta verità, nel mio sacerdozio, col poverello d’Assisi: Sorella povertà” …”. (11 luglio 1948) 

     Non mancherà nella sua esperienza umana anche la sofferenza della povertà materiale, quella che viene dalla mancanza assoluta di risorse umane, soprattutto nella sua malattia quando i genitori e la famiglia si indebiteranno per assicurargli le medicine a pagamento, che erano molte e costose. Don Antonio assaporò la povertà per amore, ma anche quella della mancanza di mezzi.

     Durante la sua vita seminaristica era sempre al verde. Durante la sua vita sacerdotale scelse di essere povero. Durante la sua malattia fu bisognoso di tutto.

     Ebbene durante il suo apostolato soprattutto in parrocchia, pur avendo necessità impellenti per il restauro della chiesa e la costruzione dell’oratorio, si privava quasi quotidianamente dell’offerta della messa a favore di una famiglia povera. Non era una grande cifra l’offerta della messa, ma garantiva per le necessità della giornata.

     Un giorno, passando davanti alla casa di una famiglia poverissima, entrò e s’intrattenne con la mamma. Si informò dei figli e del modo come vivevano. Conversando lasciò cadere dalla tasca l’offerta che al mattino aveva ricevuto per la messa. Poi se ne andò. La mamma notò subito per terra il denaro e disse alla bambina, che era presente, di raggiungere don Antonio per restituirgli i soldi che la mamma pensava gli fossero caduti  durante la conversazione. La ragazza si precipitò fuori e gran voce chiamò don Antonio, dicendogli che gli erano caduti i soldi di tasca. Don Antonio prontamente rispose che nulla gli era caduto dalla tasca e che quei soldi erano loro. La ragazza prese per buona la risposta e ritornò veloce a casa, riferendo le parole di don Antonio. La madre capì immediatamente ogni cosa. Quel denaro non era caduto dalla tasca di don Antonio, ma fatto silenziosamente scivolare per terra. Non aveva voluto che si sapesse della sua elemosina, ma che tutto avvenisse discretamente. La sua carità rimaneva segreta e la dignità della donna non fu offesa dal suo gesto di aiuto.

     Il racconto è stato raccolto direttamente dalla voce della ragazza che aveva inseguito don Antonio per avvertirlo di aver perduto dei soldi. La sua voce ancora oggi nel raccontare tremava dall’emozione. La carità degli uomini santi è discreta e silenziosa. Il povero è Cristo che va aiutato senza proclami e rumori.   

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