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Fioretti - 11 - Il Cantore ribelle

 

11 - IL CANTORE RIBELLE

 

     Vincenzo, detto comunemente Enzo, è l’ultimo nato della famiglia Spalatro. Quando don Antonio fu ordinato sacerdote, Enzo ava poco più di 10 anni. Egli è nato il 13 giugno 1939, il giorno di S. Antonio. Portava il nome di uno zio tanto caro alla famiglia. Attualmente è il superstite della famiglia.

     Egli accompagnò tutto il ministero sacerdotale di don Antonio (1949-1954) nel periodo più bello della sua vita: la preadolescenza. Faceva parte del coro della parrocchia e successivamente dei Pueri Chorales. Per la sua formazione religiosa tuttavia frequentava don Luigi Fasanella a S. Marco. Era anche la volontà del prete di famiglia. Non voleva avere  tra i piedi un fratello in parrocchia.

      Enzo aveva una splendida voce bianca. Approfittava di questo suo talento il fratello sacerdote, che se lo portava con sé per farlo cantare ai matrimoni. Don Antonio era un provetto suonatore di organo e fisarmonica. In famiglia la musica era di casa. Il papà suonava la mandola e amava il canto popolare; don Antonio l’organo (allora a Vieste lo strumento sacro comune era l’harmonium) e la fisarmonica, con la quale rallegrava l’animo dei ragazzi nelle serate in associazione.

     Enzo cantava molto bene i canti religiosi e tra questi l’Ave Maria. Perciò don Antonio lo scelse come compagno inseparabile nei matrimoni. Lui suonava e il piccolo fratello cantava.

     La prestazione fruttava all’organista una piccola offerta in danaro e qualche dolcetto. Nella divisione finale a Enzo toccavano i dolcetti e don Antonio teneva per sé l’offerta, che destinava alla costruzione delle opere parrocchiali. Enzo aspettava il momento in cui il fratello prete gli facesse parte anche di qualche soldino. Era ragazzo e qualche moneta poteva fargli comodo per qualche spesuccia o con gli amici. Ma questo non accadeva.

    Un giorno, l’imprevisto. Dopo il matrimonio, gli sposi portarono in sacrestia l’offerta. Don Antonio accettò e ringraziò e poggiò l’offerta su un tavolo, mentre egli si recava in chiesa per un servizio. Il fratello cantore, che era presente, vista l’offerta sul tavolo, la intascò e se ne andò.  Si fece giustizia da solo. Il prete al suo ritorno  non trovò né il fratello e neanche l’offerta. Mangiò la foglia, come suol dirsi.

     Subito nella testa di Enzo si affollarono tanti pensieri. Non aveva il coraggio di rientrare a casa e affrontare i rimproveri del prete e l’invito alla restituzione. Ritardò il rientro nella speranza di non incrociare il fratello. Ma così non fu. Strano!! Anche se imbronciato, il prete non disse nulla, alla questione non fece cenno né allora e né dopo. Pian piano la tensione si stemperò e don Antonio lasciò morire il misfatto. Anche lui si era reso contò che era giusto così.

     La vita riprese come sempre. Don Antonio per il seguito fu più prudente. Lui continuò a suonare ai matrimoni, Enzo continuò a cantare l’Ave Maria con la sua voce squillante. La spartizione dei proventi ritornò come prima.

     Questo episodio è Enzo stesso che lo racconta, felice che, almeno una volta, riuscì a farsi giustizia. Questione di famiglia!

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