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Fioretti - 13 - Ie operaie della prima ora

 

13 - LE OPERAIE DELLA PRIMA ORA

 

     La parrocchia del SS. Sacramento, alla quale don Antonio era stato destinato quale vicario parrocchiale, è nata come parrocchia all’inizio degli anni quaranta, quando il rione, per lo più povero, s’incrementò. Don Antonio andò in aiuto al parroco circa 10 anni dopo la costituzione della parrocchia, quando il parroco, in obbedienza all’Arc. Cesarano, andava in aiuto nel Gargano nord a tamponare parrocchie senza sacerdote.

     Il SS. Sacramento  aveva già una vita e un’esperienza decennale. Anche se la povertà era tanta, la parrocchia aveva un piano pastorale vivace per diventare il centro vivo attivo di quel quartiere e assicurare il servizio pastorale ai fedeli.

     C’erano le catechiste, i collaboratori parrocchiali, le persone che assicuravano vita alla parrocchia.

     Succede sempre che l’arrivi di un nuovo parroco, soprattutto giovane, segna nella vita della parrocchia un risveglio per le novità e la giovinezza che vi porta. Ciò accadde al SS. Sacramento. L’arrivo di don Antonio il 26 novembre 1950 suscitò un entusiasmo nuovo, dovuto anche alla sua fama di sacerdote buono e attivo. La parrocchia si riempì. Don Antonio, in spirito di continuità e obbedienza al parroco titolare, si gettò nel lavoro pastorale, inserendosi in modo concreto ed efficace in quanto già esisteva. Valorizzò le catechiste che già erano inserite nella realtà parrocchiale; fece sue le preoccupazioni del parroco:  continuare e intensificare il lavoro pastorale esistente e costruire l’oratorio, inserire i nuovi e numerosi collaboratori soprattutto per la vita liturgica e catechistica.

     Assicurarono la continuità dell’attività pastorale e catechistica Cenzina Desimio e Impagnatiello Isabella. Si aggiunsero Maria e Lucrezia Cirillo, Laurina e Tommasina Gimma con Franceschina Clemente, che possiamo considerare le operaie della prima ora nel ministero pastorale di don Antonio al SS. Sacramento. Furono o proprio loro , con la loro presenza assidua e impegnata, a render possibile i sogni di don Antonio. Senza di loro, e di tante altre che si aggiunsero cammin facendo, la parrocchia avrebbe potuto realizzare molto poco. Anime generose che bevvero alla sorgente delle cure pastorali del don, si formarono alla scuola della sua santità, si adeguarono con qualche difficoltà, alle esigenti richieste di quel prete, esile nel fisico e nella figura, ma forte nello spirito e nell’amore verso il Signore. Del ricordo di lui vissero il restante della loro vita.

     Accanto a queste anime generose, tante altre si avvicinarono alla parrocchia, che divenne il centro del quartiere, il focolare al quale ognuno ha potuto rallegrarsi del suo calore. Erano uomini, donne, mamme di famiglia, giovani, soprattutto erano bambini che hanno fatto della piccola e periferica parrocchia una grande e gioiosa famiglia, nella quale ognuno si sentiva a proprio agio e che ognuno s’impegnava a farla vivere.

     Ricordare tutte le persone che hanno lavorato in parrocchia è farle rivivere ancora nella nostra memoria, assicurare loro gratitudine e riconoscenza per quello che hanno saputo realizzare sotto la guida solerte del loro sacerdote instancabile, additarle anche come esempio di partecipazione viva ed attiva alla vita parrocchiale. La loro memoria è in benedizione. Così don Antonio ricordava il suo sacerdote don Salvatore Latorre, citando la Bibbia. Lo facciamo anche noi verso quelle anime che hanno reso visibile e fattibile l’ideale di santità di don Antonio Spalatro.

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