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Fioretti - 14 - Don Antonio e la strada

 

14 - DON ANTONIO E LA STRADA

 

     Siamo abituati a vedere il prete in chiesa e spesso l’associamo a quel luogo, alle funzioni che celebra, alle persone che gli sono attorno, al modo di fare tipico delle persone di chiesa: chiasso, rumore, chiacchiericcio.

     La vita di parrocchia è bella, attraente, comunicativa. Mette tanta allegria nelle persone che la frequentano. È un centro attivo educativo senza dire che è il luogo di formazione per eccellenza nei nostri paesi. Con la famiglia e la scuola, la parrocchia assicura azione educativa, forma alla vita civica e soprattutto spirituale, abitua a uno stile di vita buono. Trasmette i valori, si accompagna spesso al nostro vivere quotidiano infondendo coraggio, speranza, bellezza. Aggrega e fa fare esperienze.  

     Io ho conosciuto don Antonio nella strada. La sua figura sulla strada mi è rimasta impressa e ancora oggi quando parlo di lui, lo vedo lì nella strada, anche perché in parrocchia non l’ho mai visto. Ero di un’altra parrocchia e in qualche modo vedevo lui e le iniziative della sua parrocchia come antagonismo alla mia e un po’ rivale. Ero convinto che noi come parrocchia eravamo migliori e più attivi. Non so se era proprio così. Avevo come conoscenza solo la mia parrocchia e non altre. La figura del prete però ce l’ho qui, nella testa, incancellabile, commovente.

     Abitavo in Via Dott. V. Giuliani e il prete, quando è stato fatto reggente del SS. Sacramento, ogni giorno attraversava per intero la mia strada, che faceva da collegamento tra la sua parrocchia e la Cattedrale, dove si recava quotidianamente per la recita della preghiera del breviario.

     Alle ore 11, puntuale, scendeva dalla Cattedrale per ritornare agli impegni della parrocchia. Era un rito. Camminava sempre a passo svelto, con il cappello nero a falde tese sulla testa (sembrava un ufo atterrato sulla sua testa), il libro del breviario in mano ripiegata sul petto, la testa bassa, gli occhi dimessi, lo sguardo per terra. Camminando, si fermava ora qua ora là, vicino a una porta per dire qualche parola o ascoltarla.

     Questa figura ieratica, solenne e umile allo stesso tempo suscitava l’interesse di noi ragazzi, che talvolta lo circondavamo per dirgli qualche parola, e spesso qualche parolaccia. Era talmente assorto nei suoi pensieri, che io non so se ascoltava veramente. Certo egli proseguiva il suo cammino svelto verso il convento, dove qualche incombenza sempre l’attendeva. Io lo vedo ancora fare quel percorso e ora so che approfittava di quel tragitto per pregare. Non perdeva tempo. Anche il suo camminare veloce, evitando le distrazioni di strada, era il segno che abitava un altro mondo, un altro pianeta. I suoi piedi toccavano appena la terra, sembrava elevarsi al di sopra delle cose, per perdersi nei suoi pensieri preferiti. Non si preoccupava di quello che gli accadeva attorno, di quanto accadeva nella strada. Il suo passo veloce annullava la strada, perché potesse trovarsi al più presto nel suo posto di combattimento. Talvolta qualcuno si affacciava alla porta o alla finestra per vedere passare quell’anima pura, che spargeva intorno un odore di santità, un profumo di speranza e di benessere spirituale, che noi abitanti di Via Dott. Giuliani, per metà appartenente al SS. Sacramento e per metà alla S. Croce, avvertivamo e aspettavamo ogni giorno.

     Pensieri soltanto? No! Emozioni. La vita era fatta anche di queste piccole emozioni, in un tempo così avaro, allora, di grandi eventi da vivere. Il passaggio di un’anima pia, attesa e spiata, dava maggiore sicurezza. Dona Antonio, passando, entrava sempre più nella nostra vita e ci infondeva fiducia.

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