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17 - IL COMIZIO

 

     Mastromatteo Nicoletta ha 92 anni. Vive presso la figli Nella Rinaldi. Ambedue qualche mese fa si presentano a me per raccontarmi quanto segue, ma io già conoscevo perché riferito da altri e accennato nel diario

     È necessario una piccola ambientazione storica per capire il loro racconto e il coraggio del nostro prete.

     L’epoca del dopo guerra in Italia, e ancor più nei paesini come il nostro per lo più costituito da poveri e disoccupati, attecchiva l’ideologia comunista. L’Italia per lungo tempo, e forse ancora oggi, è stato il paese più comunista dell’Europa, che la Russia voleva conquistate non con azioni militari bensì con la persuasione. Allora l’azione dei comunisti era al massimo. Si organizzavano scioperi e manifestazioni violente per intimorire la gente. Si faceva credere che non era la Chiesa che proteggeva i poveri, ma il partito comunista, che si presentava al popolo come il nuovo salvatore. Ed erano riuscita a creare un clima di paura e di terrore e per molti anche di segreta speranza. Le manifestazioni erano numerose, frequenti e violente. Chi ha vissuto quei tempi ricorda. La Chiesa, e gli uomini di Chiesa, preti compresi, erano impegnati in prima linea. Combattevano in trincea. I cattolici hanno dovuto mettersi in gioco per scongiurare una disfatta, che sarebbe stata tragica per tutti. Saremmo finiti nella trappola come poveri topolini. Grazie al coraggio di molti, uomini politici, uomini impegnati nel sociale, l’Italia si salvò. Oggi la storia dà ragione.

     Don Antonio, soprattutto nei pochi anni dl suo ministero, era impegnato anima e corpo nella lotta. Con la sua carità ad oltranza andava incontro alla povertà, scovandola e aiutandola. Con la sua attività pastorale si faceva presente tra gli operai per dare consistenza alla voce di speranza. Il suo successo era garantito dalla capacità che egli aveva di saper distinguere l’ideologia dalle persone. Queste egli amava e curava con tutte le sue forze. Era convinto che il comunismo era il peggior nemico della Cattolicità. Aveva fatto suo un pensiero di uno studioso dell’argomento, P. Wetter: “Agguerrisciti in modo completo contro di esso, finché sei in tempo, perché sarà il nemico numero 1 più agguerrito di prima nella prossima battaglia elettorale”. E ancora: ”Il comunismo è la testimonianza di un dovere non compiuto, di un compito non realizzato dal cristianesimo”. Berdiaeff)  

     Tra i nostri racconti abbiamo riportato  quello dell’impianto della croce a Caprarizza. Bello un particolare di quella memorabile missione! Al termine di tutta l’iniziativa, che era riuscita di soddisfazione per tutti, gli uomini presenti, in gran parte comunisti, intonarono come canto finale: Bandiera rossa che trionferà, convinti che quell’inno poteva stare anche in una manifestazione religiosa che promuoveva l’ideale comunista: fare di tutto un sol popolo, non sapendo o ricordando che questo lo aveva già detto fatto Gesù Cristo.

     Don Antonio amava quel popolo non solo come anime da salvare, ma soprattutto come fratelli con cui camminare verso ideali di pace, di fraternità, di amore, di solidarietà che il cristianesimo predicava. Saranno questi uomini, che sperimentato l’amore generoso di quel prete, a chiedere ed ottenere il privilegio di portarlo a spalle per le strade di Vieste alla sua morte.

     Don Antonio non sopportava le menzogne proclamate soprattutto nei comizi di certi convinti assertori di false novità. L’unico pulpito allora possibile era il comizio. Era un richiamo per tutti. Nell’elezioni politiche del 1948, la battaglia fu spietata e senza esclusioni di colpi. Era in gioco il futuro dell’Italia. Quando don Antonio poteva andare ad ascoltare un comizio, ci andava, ma sempre dietro le quinte. La vista di un prete a un comizio già da sé poteva scatenare il quarantotto. Era quindi opportuno  non farsi vedere. In uno di questi, nell’ottobre 1950 fu ospite della famiglia Mastromatteo Nicoletta. Si appostò alla parte interna del balcone per ascoltare. Man mano che il discorso s’infuocava, don Antonio fremeva e manifestava il suo disappunto. Ho detto che non amava falsità e un comizio simile era tutto falsità. A un certo punto uscì allo scoperto controbattendo le menzogne che l’oratore aveva abbondantemente rovesciato sul pubblico. La famigli ospitante, temendo il peggio, lo tratteneva e riuscì a portarlo lontano dalla mischia ed evitare così uno scontro frontale. Se la difficile situazione si risolse là per là, gli attivisti comunisti giurarono di fargliela pagare. Ma il prete, come Gesù contro i farisei riuscì a svignarsela nascondendosi, così fece don Antonio per gli ultimi giorni della campagna elettorale.

     “Ti possano ammazzare”, così mi hanno gridato appresso dopo il fatto di ieri sera. Me la son sentita”. (Diario, 23 ottobre 1950)

     “Lo zelo per la tua casa mi divora”. Questa frase biblica fu riferita a Gesù nello scacciare i mercanti dal tempo. Lo zelo per la casa del Signore animava Don Antonio, che mal sopportava menzogne e bugie dette soprattutto contro Cristo e la Chiesa.

 

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