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C’ERA UN RAGAZZO-PRETE

Biografia grafologica di don Antonio Spalatro

Di Lucia Benedos

Editore Velar (224 pp.) 15 €

C’era un ragazzo-prete è la storia di un ragazzo pugliese diventato prete e parroco in Vieste e morto in

giovane età, raccontata attraverso lo studio del suo diario, della corrispondenza e dei quaderni scritti nel

periodo 1941-1954. A partire dagli appunti presi in seminario fino alle ultime lettere inviate dall’ospedale,

Nell’esaminare i messaggi che Antonio Spalatro ha affidato alla penna dai 15 ai 28 anni lo sforzo costante

dell’autrice è stato quello di non limitarsi a dettagliare i tratti temperamentali e le disposizioni cognitive sotto

l’aspetto tecnico grafologico, ma di cercare di rendere viva e attuale la testimonianza umana e spirituale

dell’uomo e prete, prima a lei sconosciuto.

Dopo averne scrutato le tracce grafiche con la lente di ingrandimento, Lucia Benedos invoglia il lettore - con

l’ausilio di numerose immagini di grafie - a incontrare il personaggio tramite “le sue precise parole” con

l’aiuto di commenti sulla punteggiatura, sull’impaginazione dei testi, sulla consonanza o meno tra la grafia e

i pensieri di fede e le esperienze pratiche comunicate.

L’autrice, ha messo in risalto luci, ombre e valori, conservando uno sguardo imparziale non influenzato dal

processo di beatificazione in corso. Questo metodo di analisi, sulla base delle categorie grafologiche e degli

stili grafico-espressivi rilevati di volta in volta, non le ha impedito di apprezzare il processo di maturazione

della persona che emergeva via via tra le righe e nei contenuti espliciti, di leggerne gli slanci del cuore e

della mente insieme ai momenti di angoscia, di disorientamento emotivo e di abbandono fiducioso a Dio.

- L’adolescenza in seminario tra spinte trasgressive e remissività, tra visione onnipotente o confusa di sé e

delle cose e ricerca di un modello “alto” da seguire. Sono assai eloquenti le due immagini a confronto poste

all’inizio del libro, che testimoniano il cammino evolutivo percorso da Antonio: dalla prima grafia dei

- La difficoltà nell’adattarsi ai compagni e alla vita religiosa restrittiva del suo tempo e nel convivere con i

lati contradditori del carattere, tra bisogno di autonomia, di protezione e di appartenenza. Cambiano, nella

stessa pagina o nello stesso periodo, la qualità della pressione grafica, la direzione, i segni di interpunzione e

i gesti fuggitivi ed il rapporto forma-movimento.

- I diversi registri espressivi e comportamentali con l’autentico rientro in se stesso grazie al diario tenuto per

otto anni e agli appunti sugli esercizi spirituali che rimandano alla registrazione fedele e costante del

fluttuare dei suoi stati d’animo, delle invocazioni intense e appassionate nel rivolgersi a Dio e alla Madonna.

Le sue osservazioni acutissime su fatti, persone ed eventi, con l’analisi brutale dei propri limiti e

l’ostinazione nel rimettersi in gioco trovano riscontro nei segni grafologici che confermano l’onestà nel

- Le due tentazioni dominanti: la superbia e l’impurità. In questo senso il riferimento principe è stato

Girolamo Moretti, frate francescano e caposcuola della grafologia italiana che ha indicato i segni relativi, nel

- Il carico di responsabilità nel gestire la parrocchia, le attività pastorali, la cura dei disagiati, le confessioni;

le sue attitudini pedagogiche e di formatore di anime nel pensare all’organizzazione delle scuole di

catechismo e dell’oratorio; lo stile di predicazione dai quaderni di preparazione delle omelie.

- Infine, il vissuto della malattia e l’evidente deterioramento del gesto grafico che non limita la franchezza

nel parlare del corpo sofferente e della vergogna durante i trattamenti ospedalieri, compresi gli sfoghi di

amarezza, paura e sconforto; la ritrovata libertà nel manifestare i legami di sentimento e di affetto verso la

sua gente, la resa incondizionata alla volontà del Padre.

 


 

 

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